Mamma, papà, che lavoro farò da grande?

Posted on Feb 11, 2017 | 0 comments


Mamma, papà, che lavoro farò da grande?

Mamma, papà, che lavoro farò da grande?

Dopo aver affrontato problematiche organizzative e sociali relative alle nostre aziende quest’anno affronteremo una serie di idee innovative di mercato che ritengo possano essere molto interessanti per “prevedere” gli scenari dei mercati futuri.

Iniziamo da un tema molto importante: che forma avrà il lavoro nei prossimi anni? A cosa ci porteranno le tecnologie, i cambiamenti climatici, le migrazioni di massa? Che professioni ci saranno in un futuro veramente prossimo?

Il mondo cambierà ad una velocità vorticosa e il lavoro sarà certamente uno dei punti chiave.
Nei prossimi anni scompariranno completamente le seguenti professioni:

Segretaria stenografa

Casellante

Trasportatore

Fattorino

Centralinista

Proprietario di negozio di video

Magazziniere

Postino

Receptionist

Operatore di call center

Macellaio

Impiegato

Rilegatore di libri

Addetto al data entry

Panettiere

Ferroviere

Stampatore

Gestore di un negozio di musica

Fabbricante di candele

Cassiere di banca

Tipografo

Pilota di musica

Traduttore

Agente di viaggi

Cassiere del supermercato

Edicolante porta a porta

Bracciante agricolo

Fabbro

Sviluppatore di foto

Operaio cinematografico

Ascensorista

Impagliatore di tetti

 

E l’elenco non è completo!
Il ricordo di cosa era il lavoro nel XX secolo sarà oggetto di racconti tra i nonni e figli in non più di 50 anni. Non intendo il lavoro in senso stretto ma il lavoro per come siamo stati abituati a concepirlo nel secolo scorso. Un lavoro stabile, spesso in un ufficio o in una fabbrica. Un lavoro con tutele e capace di assicurarci una vita tranquilla su cui progettare il futuro.

Spesso sento amici preoccupati su che indirizzo scolastico dare ai figli per garantire loro un lavoro futuro. La preoccupazione, legittima e specchio dei tempi, è accompagnata dalla impossibilità di pianificare un percorso di studi in grado di garantire un’occupazione.

Infatti oltre alla scomparsa dei lavori sopra indicati dobbiamo tenere conto anche di una serie incredibile di lavori che devono ancora nascere ma che saranno presenti sul mercato nei prossimi 20 o 30 anni. Un primo elenco di queste professionalità potrebbe essere il seguente:

 

 

Ingegnere informatico sensoriale

Manager per le relazioni con gli hacker

Consulente per lo smaltimento della ricchezza

Pianificatore finanziario virtuale

Esperto di dati spazzatura

Replicatore di geni

Progettista di avatar personalizzati

Agente di viaggi spaziali

Consulente per l’austerità

Consulente per conflitti transgenerazionali

Consulente per la rispettabilità delle persone

Sviluppatore di proprietà intellettuale

Coltivatore di organi umani

Direttore della privacy

Responsabile dell’etica aziendale

Gestore dell’informazione digitale

Esperto in agricoltura verticale

Consulente per i rapporti con i robot

Riparatore di robot

Consulente sui cambiamenti climatici

Ortopedico robottista

 

Già oggi, a causa di un’arretratezza del sistema scolastico ormai cronica, il 20% delle figure professionali ricercate dalle aziende è giudicata “difficilmente reperibile” e siamo solo all’inizio. Ad esserne particolarmente penalizzate sono le piccole e medie imprese che anche quando capiscono i bisogni legati alla necessità di innovare, non hanno la forza finanziaria di formare da zero le persone. Formazione invece ampiamente già attivata nelle grandi aziende in grado di sopperire all’arretratezza del sistema scolastico. Un ennesimo fattore di perdita di competitività del nostro sistema zeppo di PMI.

Ma oltre a queste difficoltà endemiche del sistema Italia sono altri gli aspetti strutturali di questa epoca di vera e propria rivoluzione.

La lista dei fattori che andranno ad influenzare il lavoro nei prossimi anni è lunga. Proviamo a compilarla. La globalizzazione, l’automatizzazione, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, l’innalzamento dell’età dei lavoratori, la mobilità, la collaborazione, l’esternalizzazione, la trasparenza, i cambiamenti normativi, la formazione continua, la costruzione di reti fluide, la mancanza di risorse naturali, i cambiamenti climatici, i cambiamenti delle strutture organizzative e l’aumento del numero di donne sul lavoro. Solo per fare una prima lista. Il tutto in tempi che non sono di secoli o milleni. Sono cambiamenti su base triennale o decennale al massimo!

La Jana è la società che genera il maggior numero di posti di lavoro in Kenya. Nata nel 2008 da un’idea di un ingegnere informatico, Nathan Eagle, oggi da lavoro a circa 10.000 persone e non spende nemmeno un Euro in costi fissi per ospitare il personale in un ufficio. Spessissimo i dipendenti non hanno mai incontrato il Sig. Eagle e non si sono mai incontrati tra di loro. La società ha costruito un modello di lavoro basato su piccolissimi compiti che spezzettano in sotto attività delle attività più ampie e invia queste attività in modo automatico alle migliaia di dipendenti utilizzando il cellulare. Ogni lavoro vale pochi centesimi.

La Jana è un esempio di come le nuove società, attraverso le tecnologie, stiano suddividendo il lavoro in unità sempre più piccole e indipendenti dalla persona che le sta eseguendo.

Questa tendenza pone non pochi problemi di carattere sociale a cui la politica dovrà dare una risposta. La stabilità economica, il ruolo professionale, la sicurezza di poter progettare una vita in famiglia o da single. Tutto questo rischia di essere minato alla base con pensanti ripercussioni dal punto di vista legale, pensionistico e sanitario.

Oltre a visioni negative ci sono però anche aspetti che possono risultare estremamente positivi sia per migliorare lo stile di vita che per contribuire alla soluzione di grandi problemi globali come ad esempio l’inquinamento atmosferico. Lavorare da casa o vicino a casa sarà sempre più possibile grazie alle tecnologie di telecomunicazione. Sarà poi possibile rivedere il concetto di orario lavorativo rendendolo estremamente flessibile con la possibilità di costruirsi un orario su misura che non dipenda più dalle “antiche” giornate della settimana. Il luogo e il momento diventeranno sempre meno importanti per tutte quelle professioni denominate del “cervello destro”. Si tratta di professioni che non possono essere demandate a macchinari o demandate a persone intelligenti che vivono in zone a basso costo del lavoro. Si tratta di lavori come infermieri, insegnanti, architetti, scrittori, poeti, pittori, musicisti, preti, consulenti politici, innovatori e imprenditori.

Tutto questo oggi risulta ancora molto generico ma è palpabile e percepibile. Molte modifiche ai lavori dipenderanno dalle scelte politiche delle singole nazioni. Dipenderanno dalle scelte demografiche, dall’essere o meno colpiti da cambiamenti climatici, da immigrazioni di massa. Rimane certo che, come nel caso di Jana in Kenya, gli imprenditori continueranno ad avere un ruolo fondamentale grazie alla loro voglia di innovare e scoprire nuove frontiere!