L’istruzione

Posted on Lug 26, 2015 |


L’istruzione

L’individuo e l’azienda sono sottoposti ad un’unica condanna, oggi più che mai! La stessa a cui è condannato il ciclista che una volta salito in bicicletta per non cadere può solo continuare a pedalare: dovranno aggiornarsi, studiare, collaborare, in sintesi crescere come individui e come azienda sempre.

Lo studio diventa oggi più che in ogni altra epoca uno strumento necessario per la libertà, per poter scegliere. L’individuo potrà riconoscersi come tale solo attraverso un percorso formativo continuo pena la perdita della libertà sociale e aziendale.

L’alternativa fa paura. Nella società la perdita di libertà porterà ad essere riconosciuti e riconoscibili solo come massa consumatrice di prodotti e slogan superficiali, soggetta alle perturbazioni di ogni singolo brand e le frottole di ogni singolo politico. In azienda vorrà dire essere relegati a ruoli marginali e semi automatizzati con l’annullamento totale di ogni richiesta anche minima di avere un pensiero.

Il destino delle persone che rinunceranno alla ricerca continua e allo studio è terribile. Saranno relegati ad una deriva continua da un episodio a quello successivo. Navigheranno nella vita come un battello senza timone tra le onde di una tempesta, dove la tempesta sarà il mercato e la società in generale, lanciata ad una velocità per loro incomprensibile, ingestibile. La loro identità in azienda sarà relegata al cercare di capire ogni giorno come mai si trovino in una situazione tanto triste, e perenne, senza la possibilità di pensare ad un futuro diverso. E la vera tragedia sarà che finito il lavoro e tornati nella società ritroveranno lo stesso filo conduttore.

Il cambiamento continuo a cui siamo sottoposti ci porta alla necessità di essere capaci di compiere delle scelte non in modo occasionale ma come metodo di lavoro quotidiano come moto continuo della nostra esistenza.

Saper scegliere è la condizione tipica dell’uomo libero da sempre, ma mai come ora necessita di elementi di base a supporto. E l’uomo libero per poter scegliere ha bisogno di sicurezze. Le sicurezze ci possono essere date solo dalla comprensione continua di un mondo in totale, completa e veloce evoluzione, e, di conseguenza solo attraverso uno studio continuo dei fenomeni umani. Raggiunto un discreto livello di sicurezza e padronanza dei problemi potremo prendere scelte libere e consapevoli.

Prendere scelte senza sicurezze, e in realtà senza la cultura necessaria, è tipica degli avventurieri con cui abbiamo ormai a che fare da anni nel mondo della politica e della finanza e di cui stiamo pagando le carissime conseguenze.

Un cambiamento radicale va fatto nel mondo dell’istruzione. Pubblica o privata che sia poco importa.

La nostra scuola, e per nostra intendo quella dell’intero mondo, è stata pensata e costruite in un’epoca storica ben precisa: la rivoluzione industriale e a seguito della rivoluzione francese. Ha in se i geni caratteristici di questa epoca e produce essenzialmente 3 figure ben precise: l’operaio, l’impiegato e il cattedratico. Le tre figure che sono servite per alimentare la catena produttiva (statale o privata), e a riscattare la cultura dal mondo dei pochi con una scuola dedicata solo a nobili e prelati, al mondo dei tanti tipico della democrazia e con accesso alla cultura per tutti.

Nella scuola sono presenti gli elementi tipici di un processo produttivo:

  • si entra ad un’età ben definita
  • si esce ad un’età ben definita
  • il tempo è scandito da una campana
  • gli ambienti sono suddivisi in settori tematici
  • e soprattutto si risponde ad un ordine ed un programma precostituito e ben definito.

Tutto questo non solo non basta più, ma è assolutamente inadeguato in termini di contenuti e di metodi in relazione al mondo che stiamo già vivendo.

Per decine di anni abbiamo preparato ad un mondo “certo” figure predefinite: il medico, l’ingegnere, l’economista, il maestro…. Tutto questo funzionava perché si trattava di un mondo assolutamente conosciuto e nel quale era talmente possibile prevedere il futuro che una laurea (qualsiasi laurea!) garantiva un futuro tranquillo e tranquillo se non la ricchezza e la fama.

Non possiamo usare lo stesso metodo per preparare le persone del futuro ad un mondo che nessuno saprà prevedere con certezza e con un orizzonte superiore ad un paio di anni. Nascono nuove tecnologie ogni giorno, nuovi prodotti, nuovi media, nuovi farmaci, nuove tecniche mediche, …… e soprattutto non si sa quali saranno quelle le aziende e le professionalità attive sul mercato tra 5 anni!!! Impossibile pianificare il futuro!! Impossibile garantire ad un laureato una vita di benessere di soli 30/40 ani fa!!!

Dobbiamo uscire da una modalità di formazione standardizzata e basata su sequenze scandite dall’età dei singoli individui, ad una formazione personalizzata, in grado di valorizzare le singole tipologie di “intelligenze” e non solamente quelle di tipo esecutivo e cattedratico. Questo obiettivo deve essere portato avanti prima nella scuola e successivamente nelle aziende. Si dovrà essere in grado di cogliere le peculiarità e le eccellenze delle singole persone. Solo così eviteremo di sottoporre alla frustrazione perenne migliaia di laureati costretti ad adattare la propria indole ad un lavoro che non da loro la benché minima soddisfazione personale ed eviteremo di perdere lungo la strada di un percorso formativo inadeguato fior di “personalità” in grado di eccellere in nuove attività, nuovi mercati, nuove esperienze, solo perché non rispondenti a percorsi scolastici costruiti 200 anni fa e mai più rivisti nelle loro logiche fondamentali.

Dobbiamo riuscire a riportare alla luce il genio che è in ognuno di noi e che la scuola non permette di coltivare. Così impegnata nel cercare di formare studenti su un sapere cristallizzato, così impegnata a formare secondo i programmi (vecchi già il giorno in cui vengono adottati!) , così impegnata a fare si che la platea degli studenti ripeta con cura quanto scritto nei libri e illustrato dai professori (spesso inadeguati al loro ruolo), la scuola ha perso oggi ogni contatto con la realtà, ma soprattutto ha perso quella che potrebbe essere la sua missione primaria: coltivare la capacità e la volontà di apprendere da parte delle singole persone.

Ne consegue una formazione superficiale, su nozioni che diventano velocemente vecchie e inutili, ma soprattutto ne consegue la superficialità di ogni singolo individuo uscito da un percorso di studi vetusto e senza più alcun senso pratico e culturale.

Una volta giunte nelle aziende le persone hanno raramente una reale gratificazione. Le aziende spesso devono ricostruire il percorso formativo senza poter cogliere l’opportunità di avvalersi di persone dotate di creatività, profondità di ragionamento e metodologie di ragionamento.

Se le istituzioni non saranno in grado di riportare la scuola al centro della strategia sociale le aziende saranno obbligate, per poter competere, alla costruzione di percorsi formativi molto più strutturati e profondi degli attuali e gli studi più pregiati diventeranno con il tempo quelli umanistici, filosofici e scientifici togliendo spazio ad ogni tipo di preparazione tecnica incapace di seguire durante il percorso scolastico l’evoluzione della tecnologia nel mondo. Già da un po’ di anni nelle aziende trovano sempre più spazio matematici, filosofi, fisici e letterati. Queste scelte sono assolutamente coerenti con la ricerca di personalità formate al ragionamento, alla creatività, alla flessibilità prima che ai contenuti che possono essere anche imparati sul posto di lavoro e che ormai si modificano ogni anno.

In questa direzione dovrebbe andare la scuola per preparare i giovani ad un futuro difficile ma nello stesso tempo avvincente.