L’INNOVAZIONE

Posted on Gen 10, 2016 | 0 comments


L’INNOVAZIONE

L’INNOVAZIONE

Abbiamo chiuso l’ultima idea del 2015 approfondendo il tema del cambiamento. Ma il cambiamento ha una corrispondente obbligatoria: l’innovazione.

Non è un segreto: l’innovazione è difficile per le organizzazioni consolidate e poco praticabile anche sulle nuove sempre troppo concentrate, forse giustamente, a trovare una via di sviluppo solida nel breve periodo.

Dal momento che l’innovazione è un processo complesso e un grande sforzo per ogni organizzazione ci dedicheremo ad una serie di pratiche e processi trasversali in modo da incoraggiare l’introduzione dell’innovazione in ogni nostro lettore.

L’innovazione può avere differenti accezioni. Penso che nell’era digitale si possa suddividere in quattro tipologie di cui andremo a discutere:

strategica, creativa, esecutiva e organizzativa.

Non esiste una formula collaudata per il successo di un’organizzazione e tantomeno per il successo dei progetti innovativi. Le quattro tipologie di innovazione elencate devono poter convivere e devono riuscire a portare nel tempo i vantaggi che ci conducano ad un successo sia in relazione al mercato che in relazione all’ambiente interno. In ogni caso sono fermamente convinto che l’innovazione perseguita in un’organizzazione, aziendale e non, sia la strada per ritrovare la scintilla in grado di generare l’entusiasmo perso negli ultimi decenni.

Proviamo innanzi tutto a porci una domanda che ritengo di base: perché dobbiamo innovarci?

Per sopravvivere e per svilupparci è certamente una delle risposte corrette ma una risposta corretta può essere anche per vivere e rimanere noi stessi. Innovazione non vuole dire necessariamente cambiamento, ma vuole dire soprattutto attenzione a cosa cambia attorno a noi per capire quali siano le azioni per noi importanti che potrebbero comprendere anche lo stare fermi. Il cambiamento è necessario quindi prima nella nostra mente e poi nelle nostre organizzazioni.

Il mondo intorno a noi cambia e se non riusciamo ad anticipare il cambiamento o ad adattarci, rischiamo di scomparire e in ogni caso di avere seri problemi a stare sul mercato o essere interessanti per i nostri interlocutori.

Oppure rischiamo di non cogliere opportunità di sviluppo, che in fondo è la stessa cosa, perché, se non ci sviluppiamo è più facile perdere!

Questo vale per le specie, per noi come persone, per le aziende.

Esiste in effetti un interessante parallelo tra la nota teoria dell’”Origine della specie” di Charles Darwin e l’innovazione delle organizzazioni. Apparentemente il parallelismo può essere sulla necessità di evolversi mentre, per me, si tratta dell’evidenza di evolversi solo se questo è necessario. Perché è essenziale capire cosa e come cambiare e cosa non cambiare, dal momento che si può morire sia di troppa innovazione che di troppa conservazione! Per questo anche nella ricerca della migliore organizzazione possibile non dovremo mai tendere a qualcosa di astratto ma a quella che richiede il minor sforzo possibile per essere vincente nella battaglia competitiva.

evoluzione aziende

La teoria dell’evoluzione di Darwin si basa su 5 osservazioni-chiave e sulle conclusioni che se ne traggono:

  1. Le specie sono dotate di una grande fertilità e producono numerosi discendenti che possono raggiungere lo stadio adulto.

  2. Le popolazioni rimangono grosso modo delle stesse dimensioni, con modeste fluttuazioni.

  3. Le risorse di cibo sono limitate, ma relativamente costanti per la maggior parte del tempo. Da queste prime tre osservazioni è possibile dedurre che verosimilmente in ogni ambiente ci sarà tra gli individui una lotta per la sopravvivenza.

  4. Con la riproduzione sessuale generalmente non vengono prodotti due individui identici. La variazione è abbondante.

  5. Gran parte di questa variazione è ereditabile.

Per queste ragioni Darwin afferma che: in un mondo di popolazioni stabili, dove ogni individuo deve lottare per sopravvivere, quelli con le “migliori” caratteristiche avranno maggiori possibilità di sopravvivenza e così di trasmettere quei tratti favorevoli ai loro discendenti. Col trascorrere delle generazioni, le caratteristiche vantaggiose diverranno dominanti nella popolazione. Questa è la selezione naturale.

Darwin afferma inoltre che la selezione naturale, se si trascina abbastanza a lungo, produce dei cambiamenti in una popolazione, conducendo eventualmente alla formazione di nuove specie.

Nella nostra discussione possiamo riprendere quanto sopra enunciato e ricavarne quanto segue:

  1. Le organizzazioni sono dotate di una grande fertilità e producono numerosi progetti/prodotti/servizi che possono farla sopravvivere nel tempo.

  2. Le aziende rimangono grosso modo delle stesse dimensioni, con modeste fluttuazioni a meno che interpretino al meglio o al peggio i loro mercati.

  3. I mercati sono limitati e relativamente costanti per la maggior parte del tempo. Da queste prime tre osservazioni è possibile dedurre che verosimilmente in ogni ambiente ci sarà tra le organizzazioni una lotta per la sopravvivenza.

  4. Con le fusioni e le acquisizioni generalmente non vengono prodotti due organizzazioni identiche alle precedenti. La variazione è abbondante.

  5. Gran parte di questa variazione è ereditabile e può portare a organizzazioni migliori o peggiori delle precedenti prima della fusione o acquisizione.

Riprendendo la teoria darwiniana possiamo poi affermare che:

  1. La «selezione naturale» è il fenomeno per cui, da una parte, alcuni organismi riescono a conservare e trasmettere le variazioni favorevoli alla discendenza; mentre, dall’altra parte, si verifica l’estinzione delle forme viventi che non riescono a migliorarsi o migliorano solo marginalmente (sono, dunque, darwinianamente «nocive»).

  2. In particolare, la selezione naturale verifica in positivo o in negativo «il potere di selezione dell’uomo»; costui «seleziona solo per il proprio vantaggio».

  3. La selezione naturale è il fenomeno che più contraddistingue la lotta per l’esistenza: «la selezione naturale sottopone ad esame, giorno per giorno, in tutto il mondo, qualsiasi variazione, anche la più piccola»; se una specie non ne esce migliorata rispetto ai competitori, la stessa sarà prima o poi esclusa e si apriranno spazi in cui «nuove specie si formeranno».

  4. Nessun organismo sfugge alla lotta per l’esistenza: questa «comprende la dipendenza di ogni essere dall’altro e, cosa più importante, comprende non solo la vita dell’individuo, ma anche la sua capacità di lasciare una discendenza».

  5. La lotta per l’esistenza deriva dal «tasso elevato» con cui tutti gli organismi tendono a crescere di numero ed è «quasi sempre durissima tra gli individui della stessa specie»: alcuni sopravvivono e si riproducono, altri escono dal «meraviglioso mondo» in cui hanno operato, cioè semplicemente periscono.

E ricollegando tutto questo alla nostra discussione sulle organizzazioni possiamo dedurre quanto segue.

  1. La «selezione del mercato» è il fenomeno per cui, da una parte, alcune organizzazioni riescono a conservare e trasmettere le variazioni favorevoli al mantenimento della quota di mercato; mentre, dall’altra parte, si verifica l’estinzione delle organizzazioni che non riescono a migliorarsi o migliorano solo marginalmente.

  2. In particolare, la selezione del mercato verifica in positivo o in negativo il potere di selezione dell’organizzazione; costei seleziona solo per il proprio vantaggio.

  3. La selezione del mercato è il fenomeno che più contraddistingue la lotta per l’esistenza di un’organizzazione. La selezione del mercato sottopone ad esame, giorno per giorno, in tutto il mondo, qualsiasi variazione, anche la più piccola; se un’organizzazione non ne esce migliorata rispetto ai competitori, la stessa sarà prima o poi esclusa e si apriranno spazi di mercato per competitori o nuove organizzazioni.

  4. Nessuna organizzazione sfugge alla lotta per l’esistenza: questa comprende la dipendenza di ogni organizzazione dall’altra e, cosa più importante, comprende non solo la vita dell’organizzazione, ma anche la sua capacità di sopravvivere nel tempo.

  5. La lotta per l’esistenza sul mercato deriva dal tasso elevato con cui tutte le organizzazioni tendono a crescere di numero ed è quasi sempre durissima tra le organizzazioni degli stessi mercati: alcuni sopravvivono e crescono, altri escono dal meraviglioso mondo in cui hanno operato, cioè semplicemente periscono.

I tipi d’ innovazione

L’azienda esiste e si legittima in quanto mette a disposizione della collettività beni e servizi che è impossibile o troppo costoso farsi da soli.

Il primo oggetto d’innovazione è quindi il prodotto o il servizio: le sue funzionalità, la sua qualità, il suo costo (che diventa valore per il cliente o l’utente).

L’innovazione di prodotto/servizio comprende quindi il prodotto/servizio in sé, come lo si produce, come lo si distribuisce e come lo si esegue. In questo caso siamo nell’ambito dell’innovazione creativa.

Ma il prodotto potrebbe essere stato superato e renderne impossibile lo sviluppo. In questo caso saremmo di fronte ad una fase d’innovazione radicale dove l’azienda potrebbe essere costretta a cambiare pesantemente o totalmente le proprie caratteristiche dedicandosi a nuovi prodotti e nuovi mercati. Si parlerà di innovazione strategica.

Un terzo importante oggetto per l’ innovazione sono i metodi, gli strumenti, le tecnologie con cui si produce e si distribuisce il prodotto o si eroga un servizio, anche quando il prodotto o il servizio in sé non cambiano. Siano di fronte ad un’ innovazione esecutiva.

Un ultimo oggetto d’innovazione riguarda l’organizzazione, cioè le risorse umane messe in campo, le loro caratteristiche e le modalità con cui agiscono e interagiscono per realizzare la missione. Si parlerà d’ innovazione organizzativa.

I cambiamenti effettuati su questi «oggetti» di innovazione possono essere di bassa intensità oppure stravolgenti.

Di questi temi tratteremo nel corso del 2016.