L’incompetenza

Posted on Set 12, 2016 | 0 comments


L’incompetenza

L’incompetenza

Il “Principio di Laurence J. Peter” esprime al meglio come si genera l’incompetenza nelle organizzazioni: “ogni impiegato viene promosso fino a raggiungere il proprio livello di incompetenza”.

Purtroppo il principio di Peter esprime solo una delle ragioni che portano incompetenza nelle organizzazioni.

Vi racconto una storiella.

Se vi recate a comperare un ventilatore in Corea del Sud troverete nel manuale l’avvertenza a non dimenticare mai l’apparecchio in funzione durante il sonno. Il motivo di questa istruzione è molto semplice: in Corea del Sud è diffusa l’opinione che dormire con il ventilatore acceso possa uccidere!

E’ diffusa al punto tale da avere delle leggi promulgate appositamente. Da dove nasce una tale credenza che da subito possiamo ritenere assurda? Come può essersi così consolidata credenze simili da entrare a far parte in modo stabile di tutti i manuali d’uso dei ventilatori e promulgate delle leggi?

Tutto nasce da un rapporto stilato dalla Korea Consumer Protection Board, un ente governativo che periodicamente informa i consumatori della Corea del Sud sulle caratteristiche legali e commerciali di prodotti di largo consumo. Dai dati raccolti da questa agenzia era “evidente” che dormire con il ventilatore acceso portasse alla morte. Morte provocata dall’ipotermia e da un fantomatico aumento dell’anidride carbonica dovuto al funzionamento dell’apparecchio. Nessuna delle due cause ha un riscontro scientifico e mai ne sarà trovato uno!

La leggenda si sparse velocemente e a tutt’oggi i ventilatori in Corea del Sud hanno un timer, previsto per legge, che li spegne automaticamente dopo un certo minutaggio per evitare la morte dell’utilizzatore.

Il problema era nella competenza (o meglio nell’incompetenza) di chi era deputato alla lettura dei dati statistici su cui si era basata la ricerca. A nessuno venne in mente di analizzare l’età delle persone trovate morte durante l’estate di fianco ad un ventilatore acceso. Era tutte persone molto anziane che stavano semplicemente cercando ristoro dal caldo estivo o in altri casi si trattava di persone con gravi problemi di salute.

Ecco come la mancanza di competenza possa in alcuni casi influenzare in modo decisivo la vita di un prodotto o addirittura delle persone.

Il problema sta nel fatto che spesso si riceve una promozione ad un livello più alto solo in base alle buone attitudini dimostrate al livello precedente. E così si sale progressivamente nella scala gerarchica aziendale finendo per raggiungere un livello per il quale non si è assolutamente preparati e adeguati come dimostrerà il fatto che non si avranno più promozioni. Nella mia esperienza lavorativa la classica carriera in software house era: programmatore, analista programmatore con mansioni di coordinamento di più programmatori, capo progetto con mansioni di coordinamento di più analisti, capo commessa con la mansione di coordinamento di più capi progetto e così via sino al Direttore Operativo. Risulta evidente che chi veniva promosso in software house al livello superiore mai aveva svolto le mansioni a cui sarebbe poi stato dedicato e men che meno aveva dimostrato capacità adeguate al ruolo. Le dimostrazioni del principio di Peter negli anni successivi del mio lavoro è poi risultata evidente più volte.

Cosi come abbiamo già detto per la stupidità non c’è nulla di male a riconoscere la propria incompetenza. L’incompetenza è intrinseca rispetto ai ruoli che dobbiamo ricoprire nella gran parte delle attività aziendali. I guai derivano invece dall’incapacità di riconoscere la propria incompetenza come stabilisce il Principio di Nartreb enunciato il 22 maggio 1995 sul New York Times:” le professioni attraggono la gente meno adatta a svolgerle”. Che in altre parole potrebbe essere descritto come segue: “le persone tendono a scegliere le professioni che premettono loro di meglio esibire la propria incompetenza”.

Da quanto descritto sino a qui possono essere dedotte le tre leggi che permettono di descrivere al meglio l’incompetenza:

  • La legge dell’idiota giulivo: il vero incompetente non si rende conto di esserlo.

  • La legge delle braccia rubate all’agricoltura: il vero incompetente è incompetente in quasi tutto quello che fa.

  • La legge di Chernobyl: il vero incompetente fa dei danni enormi.

La legge dell’idiota giulivo non richiede nessuna dimostrazione. Se l’incompetente si rendesse conto di quello che fa porterebbe avanti qualche iniziativa per migliorarsi. Spesso l’idiota giulivo è persino convinto di essere il migliore a portare avanti quell’attività. Tipicamente in questa situazione ritroviamo anche l’atteggiamento di aggressività che l’idiota giulivo tende ad utilizzare per mascherare la sua incompetenza mostrando anche una grande sicurezza. Per smascherare questi personaggi servono persone competenti che purtroppo non sono molto facili da trovare. È interessante notare come la situazione descritta ci permetta di dare una definizione chiara di incompetente: “il vero incompetente non ha dubbi sulla propria competenza”.

La seconda legge mette in evidenza come la competenza sia un metodo di lavoro più che una forma mentale. L’incompetente per superficialità e arroganza sarà incompetente in ogni attività umana. Corollario di questa legge è: “il vero incompetente si riconosce in cucina”. Ovvero, a meno che si limiti a compiti molto basici, l’incompetente potrà preparare una pasta con l’olio ma di certo non sarà in grado di fare lo chef.

La terza legge definisce l’esplosività distruttrice di un incompetente all’interno di un’organizzazione. Essendo spesso anche stupido si comporterà come il gruppo di persone che ha devastato Chernobyl e provocato un disastro di cui ancora oggi si pagano le conseguenze. Il tutto grazie alla sua incompetenza.

Chiudiamo l’argomento descrivendo come l’incompetenza si leghi purtroppo in modo decisivo alla complessità e all’efficienza dei lavori stessi. Della celebre legge di Cyril Parkinson abbiamo prove continue in ogni giornata lavorativa: “un lavoro finisce per richiedere sempre tutto il tempo e tutte le risorse a disposizione”.

Di questa legge ne ho dimostrazioni continue nella quantificazione di progetti di consulenza o software. La discussione è spesso legata alle giornate per eseguire il lavoro e al loro prezzo. Tipicamente si finisce con un accordo tra cliente e fornitore che non contempla assolutamente tutte le risorse e tutte le professionalità necessarie per il raggiungimento dell’obiettivo previsto dal progetto ma soltanto del prezzo. Ne conseguono progetti poco chiari con risultati a volte pessimi e l’utilizzo di risorse inadeguate per il raggiungimento di un conto economico apparentemente soddisfacente. Se alla fine si vuole raggiungere il risultato previsto si è costretti a revisioni e code di progetto che determinano il vero sforzo economico e di tempo necessario.

Come abbiamo continuamento evidenze della legge di Cyril così abbiamo continuamente l’evidenza della legge di Murphy “Se qualcosa può andare storto lo farà” e del relativo corollario di Finagle “Se qualcosa può andare storto lo farà nel momento peggiore”.

Le due leggi sono strettamente collegate dal momento che l’incompetenza genera entropia e sottostima dei problemi, a cui consegue la “soddisfazione” statistica della Legge di Murphy.

Se all’incompetenza uniamo le note sull’efficienza capiremo il perché così tanti problemi infestano le nostre organizzazioni lavorative, politiche, militari. Lavorare per la ricerca continua della competenza attraverso organizzazioni chiare, descritte e condivise risulta l’unica strada che ci possa tracciare una via per il miglioramento continuo.