L’evoluzione creativa

Posted on Giu 11, 2016 | 0 comments


L’evoluzione creativa

L’Evoluzione Creativa

Tutte le specie sono cambiate lentamente e in maniera graduale; un piccolo cambiamento ovvero una differenza minima farà pendere la bilancia da una parte o dall’altra e determinare quale individuo morirà e quale vivrà.

(C. Darwin)

Una serie di piccole creazioni ci porteranno man mano verso la perfezione che viene richiesta dalla “battaglia competitiva” in cui siamo impegnati per la sopravvivenza della nostra azienda. Un piccolo cambiamento ci porterà al successo o all’insuccesso. La creatività come può essere portata in azienda? La creatività ci può regalare quel piccolo (o grande) cambiamento in grado di costruirci un futuro.

Variazioni creative che dovremo innestare sull’impianto ereditario che l’azienda ha saputo costruire nel tempo. Ma quale è il tipo di ereditarietà che ci porterà lontano? “Abbiamo sempre fatto così” è una frase da tenere in considerazione?

L’ereditarietà creativa è forse la più grande forza che potremmo avere per riuscire a sopravvivere nella battaglia competitiva.

Pensiamo per un attimo al mondo dei personal computer. Solo 10 anni fa sembrava fosse regno incontrastato di IBM, HP, DELL e pochi altri. Poi è arrivato il ciclone APPLE! Una serie di piccole ma significative modifiche, che continuano ancora oggi, hanno rivoluzionato questo mondo e fatto scomparire alcuni player che sembravano inattaccabili mentre ne sono nati di nuovi. L’estetica, l’usabilità, i contenuti come la musica, hanno rivoluzionato un mondo che era dominato da principi molto diversi molto legati all’efficienza, (che Apple ha comunque mantenuto nei suoi prodotti), e alle logiche produttive. I vecchi colossi sono lentamente usciti da questo mercato, vedi IBM, o sono stati costretti a inseguire i nuovi innovatori, vedi HP.

Diventa allora importate discutere di creatività e ereditarietà in azienda.

Ritengo che i due temi siano strettamente connessi poiché la capacità di un’azienda di essere creativa sta proprio nel suo “DNA” ed è molto complesso innestare la creatività in chi non lo ha mai avuta. Difficilmente chi non è dotato di una creatività ereditaria e naturale riesce a diventare improvvisamente creativo e innovativo ma anzi tende al mantenimento costate di prodotti, processi e organizzazioni. Al contrario per le aziende creative e capaci di innovarsi, grazie allo spirito creativo che i loro fondatori hanno saputo infondere sin dall’atto di costituzione iniziale, la creatività è un modo di esistere e di affrontare i mercati. Uno spirito che non viene dal caso ma da modalità di approccio e di organizzazione ben precise.

Un esempio formidabile in questo senso è l’IBM che nei suoi 150 anni di storia (è stata fondata da Herman Hollerith nel 1874) ha saputo modificare sistematicamente i propri prodotti e il proprio approccio al mercato passando dalle prime macchine tabulatrici, bilance da macellaio e orologi marcatempo ai moderni progetti di sviluppo d’intelligenza artificiale (Watson) o di salvaguardia e tutela per l’ambiente.

Ma se Hollerith ebbe il merito di fondarla T.J. Watson ebbe il merito di infondere in IBM il gene dell’innovazione e della creazione continua. Il motto “Think” che ancora oggi viene usato in IBM, e penso sarà usato per sempre, sintetizza in modo eccezionale quale fosse la filosofia che Watson intendeva portare avanti in IBM. Riuscì talmente bene nel suo intendo durante gli anni in cui fu a capo dell’azienda dal 1914 al 1956 cha ancora oggi IBM riesce a rinnovarsi e a ripensarsi con una continuità unica nella storia della nostra economia.

Un grande fraintendimento italiano sulla creatività è legato al fatto che possa essere relegata alla sola creazione di prodotti senza dover essere innestata in modo continuativo anche alla costruzione di organizzazioni e mercati. È emblematico come la moltitudine di prodotti di altissimo livello presenti in Italia da decenni (se non secoli) non sia stata in grado di affrontare il nuovo mercato globale ed abbia invece subito l’avanzata di prodotti di bassissimo livello capaci però di “creare” nuovi mercati. Questo dimostra come sia necessario essere creativi in ogni ambito aziendale ed essere creativi in relazione a cosa il mercato ci chiede. La pura creazione di prodotto non fornisce più un valore sufficiente a garantirci la sopravvivenza.

Come è possibile portare avanti una strategia evolutiva di questo tipo anche nelle nostre aziende?

Si tratta di uno dei compiti più difficili in assoluto. Prima di tutto per il fatto che la creatività non è una dote che la natura ha dato ad ogni essere umano e poi perchè la creatività va sollecitata e coltivata.

Mentre per il primo fattore solo la natura può metterci nelle condizioni di poterne godere per il secondo si tratta di un vero e proprio compito organizzativo in carico all’imprenditore e ai manager che gestiscono le aziende.

La costruzione di un ambiente “fertile” per la creatività è necessariamente preceduto dalla creazione di un ambiente capace di favorire e di portare avanti ogni giorno l’innovazione. Solo in un ambiente di questo tipo avremo poi la possibilità di far scattare la scintilla creativa che in alcuni casi porta ad una vera e propria rivoluzione di prodotti e servizi e alla successiva conquista di nuovi mercati.

Ne consegue che innovazione e creatività non sono sinonimi come spesso si tende a pensare. Per innovare serve un ambiente e dei processi organizzativi capaci di portare in azienda tutto quello che può portare all’innovazione di un prodotto e di un servizio. In un processo continuo di miglioramento per sopravvivere sul mercato. Per creare serve qualcosa di più. Serve la capacità di ripensare un prodotto o un servizio. Serve la capacità di abbandonare la vecchia strada per la nuova, una volta che si è capito che la vecchia porta alla rovina o perlomeno non garantisce più uno sviluppo profittevole. Serve la capacità di cambiare i paradigmi e gli schemi che hanno portato avanti l’azienda per tanti anni.

Non è necessario inventare la macchina che viaggia nel tempo!!! È però necessario avere la possibilità di mettere in discussione tutto per poter ripensare tutto.

Molti mi chiedono quando nasca il momento di evoluzione creativa necessaria. Certamente quando il conto economico non giustifica più l’esistenza di un prodotto o di un servizio. Ma bisognerebbe agire molto prima. Analizzare ogni giorno il mercato. Parlare ogni giorno con i clienti. Per costruire un processo di evoluzione creativa necessaria che sia un passo avanti all’innovazione di prodotto o servizio tradizionale.

Ma un’idea creativa è tale solo se in grado di creare un nuovo prodotto, un nuovo processo, una nuova regola in grado di sostituire in modo efficiente e profittevole la precedente. Il gelato al catrame è certamente una nuova creazione ma non penso avrebbe molto mercato!!!

In azienda la creatività può essere certamente in capo ad una sola persona, come ad esempio l’imprenditore, ma non può più bastare. Questa condizione porterà a grandi successi o a incredibili catastrofi.

Se fossimo in grado di inserire la creatività nell’organizzazione e di gestirla al meglio non avremo più una sola persona in grado di cambiare l’azienda ma gruppi di persone capaci di inserire qualcosa di innovativo in ogni angolo e in ogni momento. Si potrebbe obiettare che tutto questo porta al rischio dell’anarchia. Ma se saremo in grado di lavorare sulla flessibilità, la competenza, il talento e la focalizzazione al risultato faremo della creatività uno dei pilastri della nostra organizzazione.

Del resto esistono esempi eclatanti di questo principio strategico e organizzativo, da Google a Diesel. Queste aziende hanno in comune molti fattori. Un ambiente informale, piacevole ma altrettanto sfidante basato su sistemi retributivi altamente incentivanti. A questo si aggiunge il tempo e i momenti di ascolto delle nuove idee e delle nuove soluzioni. In queste imprese la creatività tende sempre di più a diventare sinonimo di innovazione contrariamente a quanto abbiamo accennato alcune righe sopra. Ma ne diventa sinonimo per il fatto che non è più un concetto legato al lampo di genio ma un concetto fortemente connesso all’organizzazione aziendale e al modo di affrontare il mercato.

Ritorniamo ora all’ambiente di lavoro e alle persone che lo compongono. Un grande preconcetto che pervade la nostra società è che le persone “sono come sono” e non possono essere cambiate. Un grande errore! Le persone non “sono come sono” ma sono come sono diventate nel loro percorso di vita attraverso la famiglia, la scuola, lo sport… e il lavoro. Gli ambienti che hanno frequentato possono essere stati più o meno stimolanti o fertili. Le persone creative hanno bisogno di essere stimolate e tipicamente hanno un grandissimo impegno sul lavoro senza bisogno di timbrare all’entrata e all’uscita.

A questo punto dobbiamo porci il problema di come “produrre” persone di talento da inserire in azienda. Il problema è grandissimo e va risolto ancora una volta con metodo dotando il nostro ufficio del personale di tutti gli strumenti necessari a trovare persone di talento e in più di quel talento utile ai nostri scopi. Soprattutto in Italia alla luce del peggioramento sistematico del sistema scolastico e formativo. E anche una volta trovato il talento lo dovremo mettere nelle condizioni di sostenere continuamente la sua creatività dal momento che un medico, un ingegnere, un fisico uscito brillantemente dall’università, e dotato di creatività e stimoli, dopo solo 10 anni di lavoro si accorgerà di quanto siano “invecchiati” tutti i suoi studi. Se non sosterremo continuamente il suo talento in breve ci troveremo di fronte ad un oppositore della creatività e ad un nuovo “ho sempre fatto così”!!!

Trovato il metodo e trovate le persone dovremo ritornare all’ambiente di lavoro. Il processo di creazione non è molto diverso nelle differenti discipline del sapere umano. Creare un farmaco, un pezzo musicale, un libro o un nuovo motore, richiede processi mentali molto simili che partono da talento e competenze ma che devono essere seminati in un campo fertile per poter germogliare e poi favorire la nascita di altri germogli. Le interrelazioni tra persone creative inserite in un ambiente capace di cogliere le loro sollecitazioni portano ad un terreno sempre più fertile su cui si innesta un processo di miglioramento continuo trainato dalla creatività. In azienda tutto questo non deve essere defocalizzato dal conto economico ma ricordiamoci che buoni semi in un buon terreno produrranno un buon raccolto. Ma soprattutto le piante potranno alimentarsi su un terreno dove la creatività sarà un’eredità.