L’etica

Posted on Apr 17, 2015 |


L’etica

L’etica. Sembra quasi un concetto relegato ormai all’indignazione, spesso preconcetta, di alcuni benpensanti e religiosi di fronte all’ennesima scoperta scientifica che pone grandi interrogativi a tutti noi. Invece l’etica dovrebbe essere uno degli elementi su cui basare le nostre scelte quasi ogni giorno.

Ma purtroppo non lo è, o meglio non lo è per tutti. La perdita quasi totale dell’etica all’interno delle azioni che ogni giorno vengono promosse nella società e nelle aziende ha portato nel tempo ad una serie di problemi sempre più gravi, sempre più profondi e sempre meno risolvibili. La logica basata solo sul raggiungimento di un profitto e spesso, di un grande profitto in breve tempo e con qualsiasi mezzo, ci sta velocemente portando verso problematiche gravissime e spesso addirittura globali. L’abbandono dell’etica ha un grande padre: la divisione insanabile tra politica e potere economico. E in questo sta forse il fulcro della crisi che stiamo vivendo in questi anni. Una crisi partita da un problema finanziario ma che ha le sue origini nella crisi dello stato (nel suo senso più storico e generale) come istituzione. Se pensiamo al passato ogni crisi era vissuta come un momento contingente e necessario per una successiva ripartenza. Questa crisi non è così perché, pur innescata da un problema finanziario, ha messo in evidenza la debolezza delle attuali strutture statali, incapaci di gestire i problemi a livello globale. Problemi apparentemente lontani ma che influenzano in ogni momento la nostra vita quotidiana. Per semplificare il processo potremmo dire che la mancanza totale di etica di una serie di speculatori finanziari negli Stati Uniti ha prodotto la bolla immobiliare che, fuori dal controllo di ogni istituzione (mondiale, europea, statunitense….), ha portato al disastro finanziario che tutti stiamo vivendo da anni. Ma la vera mancanza di etica sta in quelle istituzioni che hanno permesso che tale fenomeno accadesse. Ne consegue che la
mancanza di etica si sta insinuando in tutti i livelli della società e di conseguenza nelle nostre aziende. Purtroppo l’assenza dell’etica nelle nostre azioni quotidiane ha, in questo evento finanziario accaduto a migliaia di chilometri da noi, e accaduto nel 2008, soltanto la rappresentazione più nota alle masse. La separazione disastrosa tra politica e potere economico sta portando, In Italia ma anche nel mondo, al crollo del modello di stato sociale che la modernità aveva promesso ai suoi
cittadini. E anche qui assistiamo ad una serie di comportamenti fuori da ogni logica etica e di responsabilità verso le generazioni future. Proviamo a fare alcuni esempi. In una crisi “normale” di fronte ad una contrazione del mercato i prezzi dei beni di consumo normalmente tendono a diminuire, in questa crisi no! I produttori cercano nel breve di recuperare con il prezzo il valore perso sul volume e parallelamente iniziano a spostare capitali verso altre aree del mondo potenzialmente più redditizie e su cui aumentare i volumi persi. Il problema è che questi produttori non sono nazionali come alcuni anni fa, ma globali e completamente fuori dal controllo di ogni autorità locale. Il crollo del valore degli immobili è sintomatico dello spostamento da parte di gran parte della popolazione degli orientamenti di spesa per reagire a problemi economici quotidiani. Ad una fase come questa, se non interverranno gli adeguati accorgimenti, seguirà la fase di nascita del mercato nero per i beni di prima necessità e da li ci avvieremo verso scenari estremamente negativi di cui non voglio discutere essendo fuori da ogni mia possibile visione del futuro. La presenza dell’etica nella politica nazionale porterebbe allo smantellamento di privilegi assurdi accumulati da alcuni gruppi elitari nel passato a favore di politiche reali per lo
sviluppo. Questo passaggio sarebbe necessario per ridare fiato con capitali veri ad un’economia asfittica dal momento che uno stato indebitato non può agire in modo efficace grazie all’ aumento di spesa come venne fatto nel rilancio post crisi del 1929. Ma l’etica non c’è, e non c’è nella politica così come nella classe imprenditoriale media, incapace di capire e di governare questo momento storico. In alcuni casi assistiamo quotidianamente a persone (leader importanti politici ed
economici) che vivono con il motto “godiamocela fin che si può” senza nessuna volontà e capacità di ricostruire un percorso differente con una strategia (e una speranza) per il futuro. La morte dell’etica è drammaticamente testimoniata dall’aumento assurdo dei suicidi in tutte quelle aree d’Europa colpite in modo particolarmente violento da questa crisi. Le
persone si sentono abbandonate, senza un futuro. Lo stato ha perso l’etica chiedendo di più anche ai meno abbienti invece di aiutarli come faceva in passato, le aziende concorrenti vivono i fallimenti altrui come successi, i clienti vedono nel fallimento la possibilità di comprare a basso prezzo le merci da smaltire dal magazzino. Una catena infernale da cui sarà molto difficile uscire se non troveremo nuovi valori su cui basare le nostre azioni e su cui chiedere conto ad i leader politici e aziendali. Ci troviamo di fronte ad un gioco estremo e difficilissimo, nel quale è necessario trovare nuove chiavi, o recuperarne di vecchie. Tra questa sta un recupero dell’etica che vedo sempre più urgente e necessario.

Ma cosa possiamo fare intanto ogni giorno per recuperare questo senso dell’etica e inserirlo nelle nostre organizzazioni, nelle nostre aziende, nella nostra vita, dando un primo contributo ad una rinascita di principi che sentiamo ogni giorno più necessaria?
Nelle aziende un primo passo dovrebbe essere fatto attraverso il recupero cosciente della strategia aziendale, che può essere solo di medio lungo periodo! Continuare a lavorare solo sul margine e soprattutto sul margine mensile o trimestrale è una follia da cui dobbiamo uscire al più presto. Non è possibile giudicare le aziende e le persone su orizzonti temporali così brevi e insignificanti. Questa spinta, favorita dagli sciacalli della finanza, deve trovare una fine nel minor tempo possibile.
Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo recuperare un valore fondamentale: il rispetto per l’UOMO. L’uomo inteso come Risorsa Umana da coltivare, curare, far crescere all’interno delle aziende invece che elemento buono solo per una spremitura lunga tanto quanto la sua resistenza fisica ed economica. Da troppi anni il mercato del lavoro è andato
a depauperarsi di professionalità. La formazione è ai margini delle strategie quando non è addirittura un modo per ottenere finanziamenti da utilizzare “furbescamente”! Le risorse pregiate non vendono valorizzate e si assiste spesso al triste fenomeno di giovani laureati in ingegneria, fisica, matematica…..equiparati a giovani che hanno seguito percorsi
formativi assolutamente di livello inferiore, andando solamente a cercare il giovane a poco costo e non il giovane talento, con una perdita di risorse economiche (investimenti delle famiglie e dello stato) e umane (frustrazione dei giovani) devastanti nel medio e lungo periodo per tutto il nostro sistema economico.

Il terzo obiettivo è quello di avere persone finalmente capaci di essere e non di apparire. Quante volte ho assistito alle esibizioni di manager capaci di millantare mille miracoli senza essere poi in grado di portare avanti il progetto o l’iniziativa più piccola in azienda. Conosco decine di questi personaggi capaci solamente di addossare ai colleghi le colpe dei loro fallimenti con l’unico obiettivo di difendere la loro posizione di privilegio ottenuta con tanta apparenza e poca sostanza verso delle proprietà in balia degli eventi e alla ricerca di scorciatoie per la ricchezza.

Dal macroeconomico alle piccole azioni quotidiane in azienda e nella vita di tutti i giorni il recupero di un’etica comportamentale è ormai necessario per poter lavorare seriamente su una rinascita economica e sociale.

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