La Tecnologia e le Persone

Posted on Nov 30, 2015 | 0 comments


La Tecnologia e le Persone

Tema portante del nostro presente e del nostro futuro, la tecnologia, fa ormai parte di quasi ogni momento della nostra vita. Generalmente per la tecnologia si tende ad accettare una concezione positiva e a favore dello sviluppo economico e sociale.

In ambito aziendale l’apporto che le varie tecnologie hanno dato al miglioramento dei prodotti e degli stili di vita dei lavoratori è sotto gli occhi di tutti. Sarebbe interessante discutere di come questo trend tecnologico di miglioramento della produzione possa essere sostenibile all’infinito con la continua eliminazione di posti di lavoro grazie alla tecnologia e il continuo innalzamento del livello di preparazione necessario ad ogni singolo individuo per poter lavorare. Ma lo faremo forse in una futura idea.

In questa idea vogliamo capire soprattutto come la tecnologia influenzi i rapporti tra le persone e di conseguenza influenzi i mercati e le organizzazioni.

Innanzi tutto vorrei mettere in luce come attraverso la tecnologia il mondo della comunicazione tra le persone si stia appiattendo diventando ogni giorno più uniforme e standardizzato in ogni parte del mondo. Se poi andassimo a pensare alla comunicazione in modo tradizionale, o meglio come avveniva solo quindici anni fa, potremmo affermare che la tecnologia ha reso pressocchè inutili le necessità di contatto fisico e personale a cui eravamo abituati da migliaia di anni.

Lo spazio fisico sta diventando sempre meno rilevante mentre ad ogni giorno che passa diventa sempre più rilevante il tempo speso sulla rete. Tra non molti anni potremmo avere finestre che ci permetteranno di guardare un luogo distante migliaia di kilometri, e comunicare con le persone di questo luogo, senza mai averle fisicamente sfiorate, in modo continuativo o sporadico ma soprattutto “naturale”. Si passerà gradualmente dalle comunità di vicini di casa alle comunità di vicini di rete con tutte le conseguenze sociali ed economiche del caso. Per molti individui delle giovani generazioni (e non solo!) è spesso già così.

Non voglio con questo demonizzare o enfatizzare fenomeni sociali ai quali posso solo assistere, ma voglio evidenziare come questi porteranno (e portano già) a sostanziali modifiche nei comportamenti e quindi nelle esigenze di ogni singolo. E di conseguenza di ogni singolo consumatore sul mercato.

Si tratta di una storia partita con la nascita della televisione, che però oggi viene amplificata in modo esponenziale dallo sviluppo della rete e delle tecnologie di comunicazione ad essa associate. Soprattutto dalle tecnologie che, a differenza della televisione, permettono alle persone anche un ruolo attivo e apparentemente tradizionale. I media, e oggi ancora di più i social media, ci portano gli avvenimenti, il lavoro, l’arte, la musica, in casa senza alcun bisogno da parte nostra di recarci dove tutto questo accade.

Questo trasforma il nostro modo di fare esperienza. Non è più l’uomo che esplora il mondo ma il mondo che si reca dove l’uomo si trova senza più percorrerlo e al limite senza più nemmeno abitarlo.

A questo punto il mondo, virtuale o reale che sia, diventa, attraverso la rete, tutto mercificabile. Un fatto accade perché avviene nella rete e non più in un luogo fisico e per vederlo, di conseguenza, bisogna pagarlo. Un fatto accade non perché sia effettivamente avvenuto ma perché avviene nella rete. Fatti, di cui in qualche modo in passato non ci saremmo interessati nemmeno per un istante, diventano fatti reali perché reale nel nostro modo di pensare diventa ogni avvenimento che ci viene presentato nella grande rete mondiale e al quale abbiamo l’illusione di partecipare.

Nello stesso tempo i servizi presenti sulla rete diventano sempre più a pagamento rispetto ad una prima fase di proposizione gratuita semplicemente dopo essere diventati un servizio necessario perché di nostro interesse. Nei prossimi anni nasceranno servizi, come la telemedicina, semplicemente inconcepibili solo 5 anni fa. Attraverso gli smartphone o braccialetti progettati allo scopo, il corpo verrà monitorato, e su questo verranno venduti servizi medici che già oggi contano centinaia di migliaia di utenti ad esempio negli USA. Così per molti non sarà più necessario fare la visita dal medico, basteranno le informazioni fornite dalla rete!!

E fare questo pagheremo, pochi Euro, pochi Dollari, ma pagheremo volentieri un servizio erogato dalla rete e non da un professionista che sino a pochi anni fa era ritenuto il massimo in ogni comunità del mondo: il medico.

Tutto questo ci sottopone a due grandi rischi. Il primo che la sovra informazione diventi disinformazione ma il secondo, e più grave, la nostra capacità di fare esperienza.

Questo perché il nostro modo di fare esperienza “tradizionale” e millenario era basato su elementi sequenziali, strutturati, tangibili e analitici, mentre la rete ci sottopone ad un’esperienza indiretta, globale, generica e vaga.

Sembra assurdo ma questo non rappresenta un progresso. La cosa può essere messa certamente in discussione, ma questo nuovo modo di fare esperienza ci riporta molto indietro nella storia. Infatti prima della scrittura l’uomo utilizzava quasi esclusivamente la vista per collegare ad un oggetto l’oggetto stesso in un modo diretto e semplicissimo. Con l’avvento della scrittura all’oggetto individuato visivamente sono stati associati una serie di simboli che in una certa sequenza ci ricordano l’oggetto, e soprattutto, se pronunciati con la voce, non necessitano assolutamente della presenza dell’oggetto stesso. Tutto è già contenuto nella scrittura e nella lettura ad alta voce dei simboli sul foglio. Questo, apparentemente banale, ha portato ad un radicale modifica del modo di pensare dell’uomo antico che da un’intelligenza fortemente legata alla vista si è piano piano spostato ad un’intelligenza legata all’udito e soprattutto alla conoscenza approfondita delle sequenze di segni che sul foglio generano le singole parole e poi la frase. E da qui si è piano piano evoluta la nostra capacità di astrazione.

La televisione prima e internet adesso stanno riportando l’intelligenza verso quella visiva portandoci irrimediabilmente verso una regressione intellettuale.

Abbandonando il “vecchio” passaggio attraverso la scrittura e la lettura ci avvieremo ad un percorso di inibizione di ogni forma di astrazione con tutte le conseguenze del caso che vi lascio immaginare. Sono già evidenti i “danni sociali” indotti dall’ipnosi della televisione sulle masse.

Mi chiederete, e quindi cosa fare? La rete è un mondo, forse è IL MONDO, come posso sfuggire a tutto questo, se volessi sfuggire?

Purtroppo la risposta a queste domande non fa parte delle soluzioni che sono in grado di dare, e nemmeno mi permetto di poterle pensare. Il mio contributo sta nel cercare di capire questi fenomeni e di cercare di trarne il meglio in termini di stile di vita e di lavoro.

Si tratta di mezzi e come tali devono e dovrebbero essere trattati. L’uomo dovrebbe in ogni caso rimanere al centro e il mezzo utilizzato per uno scopo di miglioramento e non diventare lo scopo stesso della vita come accade per sempre più persone soggette oramai a comportamenti, o forse patologie, dove le tecnologie sono sempre più pervasive nella vita di ogni giorno.

Il grande problema è che, come nei grandi libri di fantascienza, non si tratta più di singole persone attaccate a singoli apparecchi. L’apparecchio a cui i singoli si connettono sta diventando sempre di più la totalità stessa della rete con miliardi di oggetti interconnessi tra loro e di conseguenza con il mondo. L’arrivo dell’internet delle cose, oramai imminente, disegna questo scenario che ci permetterà di godere di servizi sempre più integrati, sempre più veloci, sempre più efficienti ma che ci portano ad una sempre maggiore superficialità e dipendenza inibendoci doti fondamentali che saranno difficili da ricostruire.

Molto cinicamente e pragmaticamente tutto questo è da analizzare a fondo per capire come le nostre aziende dovranno relazionarsi con i nuovi individui legati sempre di più all’Homo Videns che all’ Homo Sapiens.

Uomini e donne sempre più disposti a prendere per buone le indicazioni fornite dalla rete rispetto alle informazioni dell’esperienza vissuta con altri esseri umani.