La Distruzione Creativa

Posted on Apr 19, 2016 | 0 comments


La Distruzione Creativa

La Distruzione Creativa

Nel nostro percorso darwiniano alla ricerca del parallelismo tra l’evoluzione della specie e l’evoluzione delle aziende non possiamo non tenere conto del fenomeno fondamentale della “distruzione creatrice”.

Per distruzione creatrice s’intende l’introduzione di una nuova tecnologia che soppianti una precedente provocandone la scomparsa ma parallelamente portando ad un miglioramento della condizione tecnologica ed economica generale.

Lo sviluppo tecnologico avviato con la rivoluzione industriale, ha dato ampio spazio alla capacità innovativa della mente umana e ha introdotto nel mondo, soprattutto nel mondo del lavoro, il concetto di distruzione creatrice.

Quando nel 1589 William Lee di Cavendon (Inghilterra) sottopose alla regina Elisabetta I la sua macchina automatica per la produzione di calze ricevette un pesante diniego alla sua richiesta di brevetto. La regina era fortemente preoccupata per la forte riduzione di posti di lavoro che quella macchina avrebbe comportato nel breve tempo riducendo drasticamente i tempi necessari alla produzione di un paio di calze o di una berretta.

La nascita dello stocking frame preannunciava una grande rivoluzione nei processi di aumento della produttività ma nello stesso tempo un momento di distruzione creatrice.

Il processo di distruzione creatrice deve essere accettato dalle autorità.

Questa è una delle ragione della sostanziale immobilità della crescita economica e della tecnologia dal 10.000 a.C. sino alla rivoluzione industriale. In quel lungo lasso di tempo le istituzioni furono sempre molto attente a mantenere lo status quo ed impedire che qualsiasi innovazione intaccasse l’equilibrio sociale. Le poche innovazioni che vennero accettate per millenni furono quelle a vantaggio della ristretta elité che deteneva il potere.

L’accettazione del concetto di distruzione creatrice, legato al riconoscimento della proprietà intellettuale, aprì e apre tuttora a persone non facenti parte di un’elité la possibilità di arricchirsi e di costruire una nuova classe dirigente che potenzialmente può sostituire la precedente. Il fenomeno si è consolidato e ai nostri giorni diventa sempre più evidente con la crescita esponenziale delle soluzioni tecnologiche in tutti i settori. Nascono e scompaiono in pochi anni intere aziende e soprattutto alcuni prodotti di uso comune scompaiono grazie a prodotti sostitutivi, anche quando i precedenti sembravano grandi innovazioni. Si pensi al fax ad esempio!

Questo fenomeno di creazione e dissolvimento di valore continuo crea e distrugge imperi economici e necessita di un sistema politico e istituzionale in grado di supportarlo.

Ma anche ai nostri giorni, apparentemente moderni e democratici, la distruzione creativa ha forti oppositori e rischia di portare al collasso di un intero sistema politico.

Nei fatti, non fu la preoccupazione per chi sarebbe rimasto disoccupato a fermare la regina Elisabetta, ma la preoccupazione per una potenziale instabilità economica che l’innovazione avrebbe generato andando di conseguenza ad intaccare il potere dei reali.

Le classi dominanti non saranno mai favorevoli all’introduzione d’innovazioni rivoluzionarie e anzi tenderanno a soffocarle. Pensiamo in questi anni alla forte opposizione che subiscono le energie alternative al petrolio grazie alla forza enorme della lobby petrolifera nel mondo.

Diverso, e molto più complesso rispetto al passato, è il fenomeno della tecnologia, e dei social come Facebook in particolare, dove alla forte spinta innovativa si affianca un interesse di chi, attraverso i social e la tecnologia, mappa e controlla enormi fette di popolazione prendendosi vantaggi enormi sulla conoscenza dei comportamenti e delle aspirazioni. I social infatti non trovano sostanziali barriere al loro sviluppo e alla loro crescita esponenziale che non solo non intacca vecchi potentati ma anzi li dota di strumenti di potere inimmaginabili sino a pochi anni fa. Così come i social, non troverà barriere politiche, l’internet delle cose, che permetterà di entrare nelle case di ogni singola persona nel mondo.

Siamo di fronte ad un fenomeno di distruzione creatrice che certamente attiva una nuova elitè, ma talmente ristretta da risultare strutturale ai poteri precedenti. La conseguenza di questa fase storica dominata dalla finanza e dai social è la crescita smisurata delle dimensioni aziendali di alcuni colossi che arrivano a gestire patrimoni più grandi di alcune nazioni (e siamo solo all’inizio!).

A differenza dell’epoca di Elisabetta la politica non ha gli strumenti per contrastare questa crescita e di conseguenza cerca di allearsi ai nuovi potenti diventando però il braccio di una struttura economica. Ne consegue la grave crisi generale in cui si trovano anche nazioni con una lunga storia come quelle europee.

Non tutti i mercati e tutti i settori merceologici vivono questa condizione e lo spazio per una distruzione creatrice che porti a nuove aziende è ancora libero ma si restringe sempre di più e si concentra in nicchie ad alta qualità. Oggi persino l’agricoltura vive un’epoca di concentrazione sia sulla proprietà dei terreni che sulle tecnologie che ne gestiscono la produzione.

La sparizione sistematica delle piccole e medie aziende e la concentrazione delle banche su pochi istituti sono i due fenomeni più evidenti di quanto stia succedendo.

I grandi colossi della tecnologia come Apple, Amazon e Google, stanno investendo capitali enormi per acquisire nuovi mercati come quelli della logistica, delle assicurazioni e dell’automobile. Il controllo sulla distruzione creatrice diventerà molto forte da parte di queste aziende e cercheranno con tutte le loro forze di impedire la nascita di nuovi competitor anche grazie alla debolezza delle istituzioni. Tutto questo sino all’arrivo di una nuova rivoluzione.

Una strategia aziendale su uno scenario così complesso è certamente difficile da costruire e deve necessariamente prevedere l’opzione di vendita dell’attività nel caso il successo ci porti ad essere oggetto di un’acquisizione per noi vantaggiosa da parte di aziende di dimensioni superiori, soprattutto se siamo in mercati tradizionali e consolidati.

Certamente avremo bisogno di molto studio e di molta creatività per competere nei mercati del futuro e sopravvivere nella selezione naturale.

Dovremo cercare di essere unici!