I manager, gli imprenditori e l’azienda del futuro

Posted on Mag 30, 2015 |


I manager, gli imprenditori e l’azienda del futuro

Come definireste un imprenditore?

Fino a poco tempo fa l’imprenditore poteva essere descritto in modo molto semplice a tal punto che persino il Codice Civile si era preoccupato di dagli una definizione.

Ma oggi, nel 2015, chi è imprenditore?

Le vecchie definizioni di datore di lavoro, capitalista, produttore di beni , …. non bastano più. Oggi può essere imprenditore un singolo che quindi non da lavoro ma lo genera per se stesso.

Capitalista men che meno dato che da anni è possibile fare impresa con finanziamenti non propri ma reperiti in banca e istituti finanziari vari. Produttore di beni nemmeno perché oggi sono imprenditori anche i medici, gli avvocati, gli scienziati, ….Tutte professioni che non producono ma generano imprese e di conseguenza lavoro per migliaia di persone.

È necessario oggi rivedere e ampliare questo ruolo.

Oggi fare l’imprenditore va spesso anche oltre al concetto del profitto andando ad indentificare come imprenditori anche tutti quelli che con le loro attività agiscono sulla società andandone a cambiare alcuni elementi e costruendo di conseguenza posti di lavoro. In questo ambito possiamo identificare tantissime organizzazioni come Emergency,il WWF, la FIFA, …….

Domani la situazione attuale la matrice culturale da cui parte la maggior parte degli imprenditori attuali. Una matrice legata a fattori storici quali l’aver ereditato l’azienda di famiglia, avere un capitale su cui basare i primi investimenti, avere i giusti appoggi, epoche volte, soprattutto in Italia, un buon progetto imprenditoriale sostenuto da una visione nuova del mercato e di come gestire un’organizzazione in linea con le esigenze dell’economia globalizzata attuale.

Come definireste un manager?

Proviamo con una definizione consolidata. Un manager è una persona in grado di gestire al meglio un’azienda, un ente, una società sportiva, un museo…. utilizzando strumenti e metodi propri del suo bagaglio culturale applicandoli al meglio nei settori (spesso solo in un settore) di sua conoscenza.

Potrebbe essere una buona definizione. Peccato che sia, nella migliore delle ipotesi, una buona definizione per descrivere come si pensa debba essere un manager nella cultura aziendale attuale e passata. La migliore ipotesi perché spesso i manager nelle aziende attuali non vengono scelti per competenza e metodo ma “consigliati” da amici, consulenti di fiducia e politici. Il fenomeno viene favorito soprattutto dalla profonda ignoranza in cui sguazzano gran parte degli imprenditori arricchiti in un mercato che non c’è più e totalmente incompetenti per essere in grado di scegliere persone adeguate al difficilissimo mercato attuale.

Date queste due prime definizioni abbiamo un primo quadro del perché oggi così tante aziende italiane non sono in grado di riprendere un percorso positivo o di ripartire su nuovi mercati e nuovi modelli.

Il limite di pensiero legato al fatto che il manager debba essere semplicemente uno che conosce strumenti e metodi e che venga dal settore, sta contribuendo in modo decisivo alla morte delle aziende italiane tanto quanto la scelta a prioristica di figli e nipoti per ruoli aziendali importanti senza aver prima verificato le loro capacità e averli sottoposti ad un percorso di crescita serio. Conoscere cose come leggere un bilancio, avere nozioni di logistica, saper scrivere un contratto,…..sono elementi forse necessari ma che oggi non bastano più e che, al contrario di quanto si pensi, a volte portano alla pura burocratizzazione delle attività che sembrano ben strutturate ma lo sono solamente per chi guarda l’azienda da dentro e senza alcun collegamento con la realtà con cui l’azienda ha a che fare ogni giorno.

Questa mentalità è talmente radicata che persino la politica, dove di azienda non si capisce nulla, si è inventata slogan come l’”Azienda Italia” o nuove organizzazioni (di facciata) come l’Azienda Sanitaria o l’Azienda Scolastica.

L’”Azienda” oggi risulta pertanto in uno stato di perenne crisi e insoddisfazione proprio perché le persone preposte a gestirla non sono in grado di farlo. Sono vittime e schiavi della loro posizione, dei vantaggi sino ad oggi ottenuti, e dell’incapacità di interpretare il cambiamento epocale in corso.

Nella storia è accaduto poche volte di dover attraversare momenti di cambiamento così devastanti. Ma è quello che sta accadendo a noi!! E su questo dobbiamo ragionare senza mettere la testa sotto la sabbia e sperare che ritorni quel mondo che non c’è più e che non tornerà. Siamo in un’ epoca dove le innovazioni hanno cambiato lo stile di vita. La ruota, il fuoco, l’elettricità e internet sono innovazioni epocali alle quali non è possibile sottrarsi.“Appartengono alla tipologia delle innovazioni epocali quelle innovazioni che rappresentano cambiamenti tecnologici di grandissima portata, tali da stravolgere l’intero modo di essere dell’economia. Più precisamente le innovazioni epocali sono portatrici di mutamenti nella struttura, nell’organizzazione, nei modi di produzione e di distribuzione di quasi tutti i settori dell’economia. Ne deriva che le procedure operative di progettisti,ingegneri, imprenditori e manager, devono essere totalmente ridefinite e nuove professionalità prendono il posto di quelle relative al vecchio regime tecnologico. (The Theory of Economic Change, MacMillan, Toronto, 1948).

”La definizione sopra vale, o meglio valeva, per tutte le innovazioni tecnologiche sino ad internet. Internet ha qualcosa in più rispetto al fuoco, alla ruota e all’elettricità. Internet non sta cambiando solo i modi di lavorare, i modi di studiare, di vendere musica,…..sta cambiando la logica delle relazioni tra esseri umani e le relazioni stesse! E se cambiano le relazioni volete che non debbano cambiare le organizzazioni e i modi di fare azienda!

Da queste poche righe è molto semplice dedurre come gran parte delle nostre organizzazioni, ma soprattutto delle persone che oggi sono chiamate a prendere delle decisioni, siano sostanzialmente inadeguate e non solo per problemi di età ma per problemi intriseci d’ inadeguatezza culturale rispetto al momento storico.

Al manager di oggi servono necessariamente alcune attitudini che ai manager del passato non erano richiesti. Vediamo di elencarli.

1. I manager di oggi non possono smettere di studiare. Imparati alcuni principi e alcune tecniche di base per iniziare i primi lavoretti, sono costretti ad una continua fase di apprendimento dovuta a fattori inconfutabili:

a. La globalizzazione dei mercati che inserisce nuove variabili che riconfigurano continuamente il contesto politico e di mercato.

b. La tecnologia che introduce continuamente nuovi strumenti atti alla gestione sempre più sofisticata di processi e che modifica quotidianamente gli usi e i costumi delle persone.

c. La politica che influisce in modo sostanziale, anche se spesso “rincorrendo”,con nuove leggi e norme che giuste o non giuste, adeguate o inadeguate, sono da considerare in ogni scelta aziendale.

d. La finanza che, staccatasi dal mondo reale, porta a degenerazioni ormai sistematiche mescolando il nulla con il reale.

2. I manager di oggi non possono non delegare e non far crescere i loro collaboratori. La vecchi posizione del “culo di pietra” che, una volta conquistati i galloni aziendali,risultava potente e inamovibile, non esisterà (e non esiste se vogliamo sopravvivere!) più. Le posizioni saranno continuamente da confermare e da conquistare. Per fare questo, alla luce di una complessità e di una velocità sino ad oggi sconosciuta, i manager dovranno far crescere collaboratori capaci e a cui affidare parte del lavoro che dovrà essere poi sottoposto ad una sintesi di cui il manager non avrà in molti casi il controllo sui dettagli.

3. I manager di oggi devono “sincronizzare” l’”io” con il “noi”. Devono necessariamente creare ambienti collaborativi e aperti. Unificare e flessibilizzare i processi non con l’imposizione ma con l’ampliamento delle competenze dei collaboratori. Devono riuscire nella creazione di un contesto lavorativo condiviso e compreso da tutti sia dal punto di vista sia fisico che mentale.

4. I manager di oggi non possono non conoscere alcune materie sino a ieri ritenute“inutili” come la filosofia e la religione se vorranno avere efficacia nelle loro scelte di aggressione ai mercati capendo a fondo le esigenze delle persone nei differenti contesti locali e del mondo.

5. I manager di oggi devono rivedere profondamente tutte le loro strategie ormai obsolete e non ripetibili e devono pertanto cambiare radicalmente i loro rapporti conle proprietà a cui devono smettere di promettere miracoli che in passato accadevano non per merito loro ma per merito di un mercato in sistematica crescita e capace di far fare bella figura anche a mezze cartucce.

6. I manager di oggi devono ritrovare l’etica e la responsabilità sul lavoro quotidiano e strategico.

In sintesi i manager del futuro devono guardare poco in azienda e tanto al di fuori se vorranno avere qualche speranza di portare a termine i loro progetti con successo.

E con loro lo devono fare gli imprenditori.

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