Ancora sull’individuo.

Posted on Ott 20, 2015 |


Ancora sull’individuo.

Ora mi sembra importante ritornare all’individuo. Quell’individuo che indipendentemente dall’essere operaio o manager ogni giorno si pone una domanda: cosa ci faccio qui? Non dobbiamo certamente rispondere alla domanda in senso assoluto andandoci a sostituire a filosofi e religiosi. Non è questo il nostro intento. Ma dobbiamo porci la domanda in relazione a quella che è l’azienda o l’organizzazione in cui ci troviamo perché è la domanda che in modo continuativo, sporadico o, spesso maniacale, si pongono tutte le persone presenti nelle nostre organizzazioni. Lo dobbiamo fare perché sotto ad ogni politica aziendale, ad ogni singolo processo organizzativo, ci sono i bisogni delle persone che li porteranno avanti, ci sono i loro sentimenti, ci sono le relazioni personali interne ed esterne, che, anche se ignorati influenzeranno in modo significativo il risultato finale.

Se saremo in grado di mettere ogni persona dell’organizzazione nelle condizioni di capire il proprio ruolo, la propria ragione di essere un individuo importante nell’organismo azienda, avremo fatto un grande passo avanti nella costruzione delle organizzazioni del futuro.

In questa fase storica, l’onere di costruire un percorso verso la risposta, sta a imprenditori e manager. A loro tocca la scelta di abbandonare un linguaggio standardizzato che abilita solamente una modalità di comunicazione legata alla pura esecuzione di compiti. A loro sta la costruzione di nuovi percorsi aziendali in grado di cambiare radicalmente il modo di pensare e di vivere l’azienda da parte di ogni singolo componente.

Nel pensare a questo cambiamento possiamo essere anche cinici e non solo visionari. È addirittura ovvio che è molto meglio partecipare ad un’attività da motivati che da alienati esecutori d’opera. È altrettanto certo che le organizzazioni, da tempo, grazie alla libera circolazione delle informazioni e agli strumenti che ognuno di noi ha per informarsi autonomamente, hanno le stesse sensazioni dei singoli individui che le compongono.

Pertanto ci troveremo di fronte ad un’azienda motivata o depressa se saremo stati in grado di comunicare in modo corretto le nostre intenzioni e farci capire a fondo. E questo indipendentemente dalla situazione patrimoniale, finanziaria ed economica in cui ci troviamo.

Questo primo, semplice, passaggio può essere portato avanti in una prima fase senza stravolgere gli elementi tipici di una gestione precedente. Potremo continuare a costruire il budget e a portare avanti le riunioni mensili con i vari avanzamenti con l’unica attenzione di spiegare alle persone perché lo fanno. A questo primo passo, necessario per conquistarsi un primo scampolo di fiducia, dovranno poi seguire passi più importanti, più significativi per l’individuo e per l’azienda futura.

Dovranno partire momenti di discussione per la raccolta delle idee e si dovrà avere il coraggio di uscire dall’ambito lavorativo tradizionale per ricercare nuove strade su cui basare le scelte future. In questo non ci aiuta la scuola che, come abbiamo potuto discutere nelle idee dedicate all’istruzione e al fare, cerca da anni di scendere nei dettagli tecnici durante il percorso formativo dei ragazzi, abbandonando colpevolmente la formazione sul metodo e sui concetti astratti con la quale sarebbe più semplice costruire nuovi percorsi grazie ad un’apertura mentale che i tecnicismi precludono pesantemente.

Dall’apertura a nuovi scenari partirà un percorso capace di far sentire i singoli individui membri proattivi di una storia, perché sarà stato riconosciuto il ruolo di esseri pensanti e con una dignità. Poco conta che questi siano ai vertici o lungo una linea produttiva. L’operaio che dovrà incollare una tomaia avrà molte motivazioni in più per farlo se sarà stato reso partecipe del percorso di qualità legato alla sua singola e semplice operazione.

E lo stesso operaio sarà ancora più partecipe se potrà collaborare, in diversi momenti della giornata lavorativa o della settimana, in altre fasi di lavorazione, rendendo l’azienda più flessibile e il suo lavoro meno alienante. Ma ancora di più l’operaio non si chiederà continuamente “cosa faccio qui?” se in alcune attività gli verrà chiesto un parere sul suo lavoro, gli verrà concesso un contributo, che lo farà ritornare ad essere un elemento pensante e non un mero esecutore.

A quel punto il singolo individuo diverrà importante nelle nostre organizzazioni. Di conseguenza sarà necessario introdurre nuovi elementi in grado di misurare il valore dell’azienda. In grado di percepire la “quantità di valore umano” di cui oggi abbiamo un bisogno imprescindibile.

Non confondiamo tutto questo con il buonismo! L’autoritarismo dovrà essere sostituito dall’autorevolezza legata alla capacità di affrontare i nuovi mercati. E per questo non saranno più utili manager asserviti o scalda poltrone!

Questo comporta anche l’accettazione di tempistiche a cui le aziende non sono più abituate. Focalizzate alla trimestrale, al fatturato giornaliero, alle chiusure fiscali, le aziende hanno perso il valore del tempo umano, andando sempre più a cercare di lottare con il tempo macchina. La macchina, nella sua impersonalità e insensibilità, può accelerare all’infinito ripentendo continuamente azioni in modo perfetto. La ricerca di capitale umano no, necessita di tempi più lunghi, necessita del tempo dell’apprendimento che nell’uomo, anche il più brillante, dura mesi se non anni. La scelta verso il capitale umano riporterà le strategie aziendali ad avere davanti un tempo medio lungo, necessita di riattivare il pensiero e di capire se la direzione che stiamo prendendo ha delle alternative, degli scenari, delle ipotesi differenti. Ma soprattutto necessita di capire se abbiamo le persone adatte per portare avanti quella strategia. Una volta capito questo avremo anche un’automatica riduzione dei costi e miglioramento generale delle attività core aziendali.

Non lavorare in questa direzione vuole dire sottoporsi al rischio continuo del tradimento da parte di ogni singolo individuo. Perché ogni singolo sarà sempre pronto a lasciarci per un benefit in più, o per un progetto che appare migliore del nostro, anche se solo superficialmente. E lo farà perché avremo agito esattamente come sta per agire lui, tradendo le sue aspettative.