Per le buone idee sono meglio poche banche?

Posted on Feb 21, 2016 | 0 comments


Banche ed Idee

Per le buone idee sono meglio poche banche?

I mercati digitali si sviluppano all’interno di un sistema economico e politico ben preciso. Per una volta vogliamo parlare proprio di questo e cercare di dare un contributo alla lettura di alcuni fenomeni economici e politici dei nostri giorni.

La storia è maestra di vita! Con questo slogan ci hanno sempre costretto a studiare storia e spesso storia molto vecchia a scapito di quella dei decenni a noi vicini.

L’interesse per la storia penso debba rimanere immutato e che lo slogan anche ai nostri giorni possa essere un buono stimolo per applicarsi di tanto in tanto su questa materia.

Certo i tempi sono molto cambiati e in un anno viviamo forse più cambiamenti di un qualsiasi cittadino europeo dell’Ottocento in un’intera vita. Ma anche in scenari completamente diversi risulta interessante studiare a cosa hanno portato situazioni simili alle nostre in epoche a noi lontane. Diventano così interessanti i due secoli appena passati dove gli scenari macro economici iniziavano già a delinearsi come ai nostri giorni e dove possiamo trovare similitudini da cui trarre giovamento.

Da un po’ di tempo stiamo assistendo ad un progressivo consolidamento del sistema bancario con la chiusura di tanti piccoli istituti a vantaggio dei grandi colossi che ogni giorno aumentano il loro controllo del territorio finanziario ma soprattutto economico.

Per capire se questo possa essere positivo o negativo vorrei darvi alcuni spunti sullo scenario che ha accompagnato il boom del sistema economico degli Stati Uniti d’America proprio durante l’Ottocento e che ho tratto dalla lettura dell’ottimo libro di Daron Acemoglu e James A. Robinson dal titolo “Perché le nazioni falliscono” edizioni Il Saggiatore.

Quel sistema economico era figlio della grande rivoluzione industriale avvenuta in Inghilterra con la nascita di moderni sistemi di produzione ma soprattutto di una classe imprenditoriale dinamica e vogliosa di proporre al mondo le nuove idee. Alla base di quel sistema stava la regolamentazione sui brevetti (varata già nel 1623 da parlamento inglese). Tale regolamentazione, ripresa in modo simile negli Stati Uniti, permetteva a persone poco abbienti di poter proteggere le proprie idee che venivano successivamente messe sul mercato per trarre profitto. Questo sistema ha permesso a imprenditori nati in famiglie molto povere di creare veri e propri imperi ed in generale ha dato possibilità a tanti inventori e imprenditori di esprimere le proprie potenzialità a vantaggio di tutti noi oltre che del loro benessere personale.

Un nome su tutti è quello di Thomas Edison che nato in una famiglia poco abbiente ha finanziato la nascita della General Electric proprio grazie alla sua straordinaria capacità di inventare nuovi strumenti che poi vendeva per finanziare le propri iniziative imprenditoriali (nel corso della sua vita registrò oltre 1500 brevetti in tutto il mondo!). Ma registrare brevetti per finanziare le attività non sarebbe stato sufficiente per creare un’azienda. E qui risulta chiara la capacità di un sistema di finanziarsi in modo competitivo e creare ricchezza.

Dovete sapere che nel 1818 negli Stati Uniti era attive 338 banche con attività totali per 160 milioni di dollari. Dopo un solo secolo, nel 1914, negli Stati uniti erano attive 27846 banche con attività gestite per 27 miliardi di dollari! I potenziali investitori potevano quindi accedere in modo facile al finanziamento delle loro imprese grazie ad una forte concorrenza tra gli istituti di credito che mettevano il capitale sul mercato a tassi di interesse convenienti. Tutto questo ha favorito la nascita e lo sviluppo di un sistema economico, che ha poi conquistato il mondo, grazie alla sua semplicità e alla sua capacità di supportare a 360 gradi la nascita delle idee e delle aziende. Nello stesso periodo in Messico non accadevano le stesse cose. Nel 1910, anno della rivoluzione Messicana, in Messico erano presenti solo 42 banche e due di queste controllavano il 60% di tutte le attività creditizie. La totale assenza di concorrenza tra le banche portò i tassi a livelli molto alti con la conseguente stagnazione dell’economia e la costruzione di un paese sottosviluppato che ancora oggi paga le conseguenze di quella situazione.

I prestiti andavano solo a chi era già ricco mantenendo ai margini della società tutte le persone in grado di proporre nuove idee e nuove invenzioni. Ovviamente questo permetteva ad un ristretto ceto dirigente di mantenere un’enorme ricchezza e il controllo su tutti i settori dell’economia. Il nostro sistema economico nella seconda metà del secolo scorso è nato e cresciuto grazie alla miriade di imprenditori appoggiati da banche spesso locali e di piccole dimensioni ma capaci di interpretare le esigenze e di proporre servizi finanziari a prezzi competitivi.

L’accesso al credito era semplice e le logiche che portavano al finanziamento delle attività erano comprensibili e coerenti con la cultura imprenditoriale.

La nascita di nuovi strumenti grazie alle nuove tecnologie potenzialmente può aprire una nuova era di innovazione e nuove opportunità per tanti imprenditori capaci di mettere in pratica le nuove idee. Il sistema finanziario sarà la chiave per questa crescita dove giovani “squattrinati” potrebbero portare avanti idee rivoluzionarie. Anche nei nostri anni vediamo gli Stati Uniti dominare. Vediamo le idee nascere nelle loro università e vediamo la finanza sostenere con forze queste nuove idee che arrivano sino alla costruzioni di colossi come Google e Facebook oltre che alla nascita di centinaia di aziende meno grandi e famose ma redditizie e dinamiche.

Da tutto questo possiamo trarre le logiche conseguenze e capire se l’accentramento a cui stiamo assistendo, e che ci dicono sia necessario per la solidità degli istituti di credito europei, sia a vantaggio dell’intero sistema economico o solo di una ristretta cerchia di potenti, e continuare a vedere le nostre menti migliori cercare fortuna all’estero per finanziare attività innovative di grande futuro.